L'Architettura della Reggia di Caserta

 

I materiali occorrenti alla realizzazione dell’opera, che costò 6 milioni di ducati e alla quale lavorarono fino a 3.000 operai, schiavi e galeotti musulmani catturati dalla navi regie nel mediterraneo o lungo la costa libica, furono ricavati in gran parte dai territori circostanti Caserta.

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schizzi per la facciata principale di Luigi Vanvitelli
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I lavori preparatori per la costruzione, cominciarono verso la metà del 1751, col trasporto di materiali per le baracche di ricovero degli operai, successivamente si proseguì con il taglio degli alberi e nello scavo delle fondamenta. Il tufo veniva estratto da cave vicine nella zona di San Nicola la Strada, mentre per il marmo travertino si fece ricorso alle cave di Santo Jorio e di Bellona presso Capua. I marmi bianchi per gli interni vennero importati da Carrara, per la costruzione del porticato venne utilizzata la pietra di Bigliemi. Il vestibolo superiore è costituito da colonne di breccia rossa di Monte S. Angelo del Gargano e la lumachella di Trapani si utilizzo, invece, per la costruzione dello scalone con marmi di Atripalda, di Dragoni e Vitulano. Era lo scultore francese Giuseppe Canart che aveva il compito di provvedere al reperimento e trasporto dei marmi.

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Prima idea dei cortili della Reggia
Primo abbozzo della pianta definitiva
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Il primo pittore che lavorò per la Reggia, fu il napoletano Girolamo Storace Franchis, incaricato di decorare la volta dello scalone, e l’affresco simboleggiante “la gloria del principe” e le “dodici province del regno”.

A causa dei problemi finanziari, Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi, che assunse la direzione dei lavori alla morte del padre, dovette ridurre al minimo l’utilizzo del costoso marmo di Carrara, rimandare alcune opere di rifinitura e ultimare gli abbellimenti interni con la mano d’opera che già disponeva. Nel 1780 la famiglia reale iniziò a frequentare il palazzo ancora incompiuto, alcuni affreschi degli appartamenti finirono solo sei o sette anni dopo.

Gli  avvenimenti del 1789 e la successiva occupazione francese all’inizio dell’ottocento  rallentarono o fermarono quasi i lavori. Ma con la partenza di Giuseppe Bonaparte e l’arrivo di Gioacchino Murat, proclamato re di Napoli nel luglio del 1808, ripresero i lavori secondo nuove direttive. I lavori ripresero sotto la guida di Antonio De Simone, (di Carlo Vanvitelli non si sa se questo fu licenziato o allontanatosi dal Regno) iniziarono dalla sala di Alessandro in cui furono eseguiti dei bassorilievi in stucco sulle porte a rappresentare episodi della vita di Murat. Seguì il completamento della sala di Astrea con la partecipazione dei scultori Claudio Monti, Domenico Ma succi, D’Antonio e dei pittori: Antonio Calliani, autore dell’affresco sulla volta della sala di Marte, Giacomo Berger, Francesco Hille che affrescò la volta della sala adicente la camera del Re, Giuseppe Cammarano da Sciacca.

Con il ritorno dei Borboni vennero distrutti i bassorilievi nella sala di Alessandro e iniziata la costruzione della Sala del Trono sempre sotto la direzione del De Simone (Carlo Vanvitelli aveva oltre settanta anni). Il progetto, più volte modificato, della sala si deve all’architetto Bianchi di Lugano.

Secondo gli archivi, dal 1755 al 1763, erano al lavoro 2.681 persone:

Il progetto della Reggia di Caserta su disegno di luigi vanvitelli



pianta rettangolare della reggia di casertaLa pianta della palazzo di forma rettangolare (m 247x190), con l’area interna divisa in quattro cortili per mezzo di due corpi di fabbrica intersecatisi ad angolo retto. Il palazzo conta 56 scale per collegare 1.200 stanze, disposte su 6 piani fuori terra e 2 interrari, illuminati da 1.742 finestre delle quali 245 si aprono sulla facciata anteriore e altrettante su quella posteriore.



Il progetto della Reggia di Caserta su disegno di luigi vanvitelliNel 1756 Carlo di Borbone accontentò la richiesta del Vanvitelli di documentare l’intero progetto della reggia con una seria di illustrazioni grafiche; per cura della stamperia reale fu realizzata la pubblicazione delle quattordici tavole della Dichiarazione dei disegni del Reale Palazzo di Caserta alle Sacre Reali Maestà di Carlo Re delle Due Sicilie… e di Maria Amalia di Sassonia Regina, incise n rame da Carlo Nolli, Rocco Pozzi e N. D’Orazi, essendo stato scartato il Vasi per l’esorbitante richiesta di pagamento. Un testo affiancò i disegni acquerellati originali, compilato con l’aiuto dell’amico Porzio Lionardi dallo stesso Vanvitelli, che seguì la stampa dell’opera nella veste tipografica, negli ornamenti, dai grafici alle didascalie delucidazioni dei simboli.

Nonostante qualche lacuna o accenno indicativo al proposito del parco, la documentazione è nel complesso corrispondente alla realtà. Il volume fu stampato tre volte: nella seconda edizione, in aggiunta alle quattordici tavole, figurano in pianta e in alzato il teatrino e lo scalone ellittico dietro la cappella.

Il progetto della Reggia di Caserta su disegno di luigi vanvitelliIl 22 maggio del 1751 il Vanvitelli descrive in una lettera la prima presentazione dei Disegni:

<< Dopo avere aspettato una mezza ora perchè tornasse il Re dalla pesa, sono entrato et anno avuto la clemenza di ammettermi in solo congresso con il Re e la Regina, che tutta cortesia et impazienza volevano vedere ciò che vi era dentro la cartella; onde, baciato ad ambo le mani, hli ho mostrato li disegni ad una ad uno, et invero il gradimenti è stato così eccessivo che io non posso sperarlo maggiore. Tre volte e più ha voluto la Regina riconoscere gli appartamenti e li comodi e tutte le parti, come lo stesso faceva il Re, di modo chè, estrassero li Cavalieri della Corte, e la Regina er il Re gaziosamente a tutti fece la spiegazione delli disegni e lodandoli con molta energia che certamente deve promuovere dell'invidia. Mi ànno soggiunto che dovrò portarmi in Caserta, e la Regina à detto al Re: quando vi sarà andato Vanvitelli voglio che ci facciamo una scorsa, e sul luogo vediamo tutto. Di più mi ha detto la Regina che vuole io faccia un disegno per la Città di Caserta e le strade, perchè chi vi averà da fabricare vi fabrichi con buona descrizzione, nè più alto nè più basso, ma tutto con ordine >>